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1. Come si è sentita quando ha ricevuto l'offerta di Lexus International?

Quando Lexus ci ha contattato al Mediated Matter Group, stavamo lavorando a un progetto, sviluppato dal team, sul vetro otticamente trasparente stampato in 3D. Abbiamo lanciato questa tecnologia nel 2015 e da allora l'abbiamo rielaborata dalle fondamenta per poter realizzare una costruzione in vetro in scala architettonica. Questa tecnologia era alla ricerca di un progetto (anziché il contrario - un progetto in cerca di tecnologia), ed ecco Lexus!

2. Come interpreterebbe il tema “YET”?

YET è una parola interessante perché ha un significato solo in un dato contesto: antico ma anche moderno. Proprio per questo, indica un tutto (un significato) che è maggiore della semplice somma delle sue componenti (una serie di parole). È una parola curiosa - è una forma di espressione - che costituisce un nesso tra altre parole, spesso contraddittorie: veloce ma anche lento, duro ma anche morbido, buio ma anche luce, graduale ma anche improvviso, immutabile ma anche mutevole. La parola, quindi, può essere considerata come un dispositivo grammaticale che crea sinergia tra due descrittori che altrimenti non si adatterebbero, o che risulterebbero ambigui: una vecchia conoscenza, eppure ancora così giovane. Quindi per noi, il termine YET rappresenta un tutto che è maggiore della somma delle sue componenti e che può contenere ciò che all'apparenza potrebbe risultare una contraddizione o un'ambiguità incompatibile. Riconcilia le cose anziché tenerle separate.

3. Come collegherebbe la sua installazione al tema "YET"?

Per noi del Mediated Matter Group, il tema YET è stato particolarmente ispiratore perché implica il passaggio da "un termine che racchiude singoli elementi" a "un termine che racchiude il tutto".

Vi sono due modi di pensare, ad esempio, alla progettazione e realizzazione di un edificio, un dispositivo indossabile, un aereo o un'auto. Il primo sta nel considerare ciascuno di questi oggetti di design come una macchina: un sistema - composto da più componenti - che sfrutta energia meccanica, dove ogni elemento ha una funzione precisa. Una volta assemblati, i componenti svolgono un compito specifico, come l'atto pratico di volare (aereo) o guidare (auto) o anche abitare (edificio). Il secondo sta nel considerare l'oggetto un organismo o "un essere" - un tutto che è maggiore della somma delle sue componenti, qualcosa che va oltre l'atto di volare o guidare, passando all'esperienza del volare o guidare: il rumore di una porta distintiva, il movimento fluido del volante, la qualità della vista, l'essenza di un suono, la qualità animata di un dispositivo meccanico, il dono della trasparenza. Quando queste componenti si incontrano, generano un'esperienza che non può essere scomposta nei singoli elementi. Di fatto, non appena si scompone nei suoi elementi, cessa di esistere. Riteniamo che questo approccio sia radicato nella tradizione di ogni grande azienda che investe in design.

Anche la natura presenta aspetti sinergici: è efficiente ma anche efficace, funzionale ma anche bella, immutabile ma anche mutevole, invariabile ma anche ciclica, sostenibile ma anche ecologica, equilibrata ma anche reattiva. Tutte le cose create dalla natura possono essere percepite come un tutto che è maggiore della somma delle sue componenti.

Per la nostra installazione, abbiamo voluto creare un'esperienza olistica e non compositiva, sia in termini della nuova tecnologia abilitante sviluppata per la sua progettazione, che in termini di risultato della progettazione. E la sinergia tra la macchina e gli organismi, la parte meccanica e la vita, è ciò che ci ha guidato e ispirato.

4. Che cosa ha di così speciale l'uso della tecnologia di stampa 3D del vetro?

In breve, possiamo stampare lenti ottiche in scala architettonica.

I metodi di soffiatura, pressatura e formatura - tra gli altri - puntano tutti a ottenere prestazioni e funzionalità migliorate per il vetro. Tuttavia, la capacità di mettere a punto le proprietà ottiche e meccaniche del vetro ad alta risoluzione spaziale nella produzione è rimasta, nel complesso, uno scopo senza un mezzo.

La produzione additiva del vetro ci permette di generare strutture che sono geometricamente personalizzabili e accordabili dal punto di vista ottico, nella produzione ad alta risoluzione spaziale. In passato, abbiamo anche provato con gradienti di colori, prendendo in considerazione possibilità per le quali la colorazione può incidere sulle prestazioni ambientali, nello specifico la radiazione solare per incanalare energia. Poiché siamo in grado di progettare e stampare in 3D componenti di spessore variabile ed elementi complessi - diversamente dalla soffiatura del vetro dove gli elementi interni rispecchiano la forma esterna - possiamo controllare la trasmittanza solare. In altre parole: a differenza di un componente in vetro pressato o soffiato - che necessariamente ha una superficie interna liscia - un pezzo stampato può avere elementi superficiali complessi sia all'interno che all'esterno; tali elementi fungono da lenti ottiche e generano curve caustiche dai motivi di luce complessi.

Questa capacità consente la stampa di lenti ottiche complesse, dispositivi ottici trasmissivi in grado di concentrare o disperdere i fasci di luce mediante rifrazione. Il progetto attuale ci ha permesso di comprendere meglio i vincoli progettuali imposti dalla stampante, inclusi gli angoli, il raggio di curvatura del dispositivo di stampa motorizzato, sul quale è possibile stampare - e anche mantenere - l'integrità strutturale. Il gruppo si occupa inoltre di comprendere meglio le caratteristiche ottiche e meccaniche degli oggetti stampati.

Il Mediated Matter Group - in collaborazione con il Glass Lab del MIT, guidato da Peter Houk, e il Dipartimento di Ingegneria meccanica del MIT - hanno immesso sul mercato la prima stampante per vetro nel 2015. Da allora, abbiamo lavorato duramente alla nuova generazione di stampanti. La nostra stampante 3D per vetro di seconda generazione, realizzata grazie agli sforzi compiuti dal Mediated Matter Group riguardo alla produzione additiva di strutture otticamente trasparenti, presenta una ristrutturazione fondamentale dell'architettura e del controllo di processo della piattaforma, con aggiornamenti sulle proprietà del materiale. Il nostro scopo è creare una piattaforma di produzione ad alta fedeltà, in grado di produrre strutture in vetro con proprietà meccaniche e ottiche accordabili ma anche prevedibili. Considerate le elevate temperature di lavoro e la viscosità del materiale da costruzione, il processo di produzione ha richiesto conoscenze fondamentali sul comportamento termodinamico del vetro nel contesto della piattaforma. Questa nuova piattaforma di produzione, che offre un sistema di controllo termico, integrato digitalmente, per l'intero processo di formatura del vetro, è abbinato a un nuovo sistema di controllo del movimento a 4 assi; questo consente un controllo più efficiente del flusso, maggiori livelli di accuratezza e precisione spaziale e una velocità di produzione più rapida con deposizione continua di vetro fuso, fino a circa 30 kg.

5. Qual è l'aspetto più impegnativo di questo progetto?

Il progetto comprende molte sfide. È tecnicamente impegnativo perché utilizziamo - per la prima volta - la stampa 3D per vetro otticamente trasparente in scala architettonica. L'aspetto più impegnativo della stampa del vetro in questa scala è che, per mettere a punto le proprietà meccaniche e ottiche del vetro, si deve lavorare, trattare e controllare il vetro ad altissime temperature. Perché il vetro possa scorrere abbastanza bene così da poter essere estruso attraverso un ugello, il materiale deve essere mantenuto a temperature superiori a 1000°C. A tale scopo, la stampante deve essere equipaggiata con camere di riscaldamento separate in ogni stadio del processo produttivo: fusione, scorrimento, ricottura, ecc.

Uno dei posti più caldi del pianeta - dove sono state registrate temperature di 57 gradi Celsius - è la Valle della Morte in California. Immaginate cosa vuol dire stampare vetro a 1000 gradi Celsius. E lo facciamo con un team di esperti - alcuni dei quali soffiano vetro da decenni - addestrati a gestire con la massima attenzione questo materiale.

Per realizzare la stampante, abbiamo dovuto progettare e costruire camere di riscaldamento individuali, oltre ai componenti software e hardware per ogni fase del processo di produzione: fusione, scorrimento e ricottura del vetro. Per ogni processo una camera dedicata, per ogni camera una gamma di temperature. Quindi la sfida tecnica definisce la natura del progetto e anche la sua cultura: come progettare il forno perfetto?

La seconda sfida tecnica per il controllo del calore era basata sul controllo della luce. Con il sostegno di brillanti ingegneri nel nostro team, siamo stati in grado di realizzare un ambiente per il controllo del movimento - e anche una sofisticata interfaccia - per controllare una sorgente luminosa dinamica contenuta entro ogni colonna e mediata attraverso il vetro stampato.

La terza - e forse la sfida meno impegnativa - non era tanto una sfida tecnica quanto piuttosto consisteva nel creare una comunità di persone provenienti da settori diversi - architetti, designer, ingegneri meccanici, ingegneri del software, chimici, scienziati di materiali e così via. I componenti del team provenivano da svariati settori e dipartimenti accademici; e si sono riuniti per lanciare la nostra nuova stampante per vetro e la sua prima integrazione su scala architettonica.

6. Che cosa dovrebbero vedere, sentire o provare i visitatori a Milano ammirando la sua opera?

Il verbo (volare, guidare, ecc.) senza il nome (aereo, auto, ecc.).

Volevamo trasmettere l'esperienza senza l'oggetto funzionale pratico, il viaggio senza il veicolo. Volevamo esprimere quello che rappresenta volare o guidare in una notte stellata senza la macchina reale. Per la mostra “LEXUS YET”, abbiamo immaginato una serie quasi infinita di riflessioni simili a ruote, fatte di luce, di cui possiamo controllare i movimenti per dirigere il movimento delle persone nello spazio; un'esperienza onnicomprensiva di come ci si potrebbe sentire immergendosi nella luce di lune o pianeti, un'esperienza cosmica di curve caustiche.

Abbiamo esplorato il tema “YET” attraverso l'obiettivo della luce, della materia e dello spazio. Sulla luce: la luce ha una duplice natura fisica: è una particella MA ANCHE un'onda (Einstein riteneva che la luce fosse una particella (fotone) e il flusso di fotoni un'onda). Volevamo che i visitatori nello spazio espositivo facessero l'esperienza di questa dualità non con la mente ma attraverso la stessa esperienza. Sul vetro: il vetro è il materiale attraverso il quale la luce viene riflessa e rifratta, è antico MA ANCHE moderno. In questa mostra, gli conferiamo una nuova interpretazione grazie alla stampa 3D. Sullo spazio: è auspicabile che la combinazione di luce e materia contribuisca a creare l'esperienza di essere a terra MA ANCHE sospesi; la sensazione di essere sorretti MA ANCHE in grado di muoversi liberamente attraverso la luce. Una forma cosmica di curve caustiche.

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